Sinceritù

Verrà un giorno in cui davvero tutti quanti ripenseremo a questi anni e ci faremo una grossa risata.
Dedicata al mio amico Paolo Emilio, chissà perché. :)

Generazione mille euro

Come disse Nanni Moretti, “continuiamo così, facciamoci del male!”.
Non ci era bastata l’angoscia di “Tutta la vita davanti”, ieri sera io e Mirtilla siamo andati a vedere “Generazione mille euro“. Presupposti simili: i bamboccioni, o presunti tali, arrivano a 30 anni avendo capito poco o nulla di come funziona il mondo, in amore come nel lavoro. Presupposti simili, ma declinazione assai diversa: nel primo non c’è redenzione, via d’uscita o possibilità di riscatto. Nel secondo, al protagonista Matteo (Alessandro Tiberi, già maltrattato assistente di studio in Boris) una scelta viene lasciata: tra essere “stronzo”, come lo accusa di diventare il co-inquilino Francesco (il vj di MTV Alessandro Mandelli), che per vivere cambia pellicole in un cinema; o essere “coglione”, come lo definirà alla fine la bionda e disponibile vice-direttore marketing Angelica (Carolina Crescentini). E poiché nella seconda opzione è compreso l’amore vero (la supplente di greco Beatrice, Valentina Lodovini), pazienza la precarietà, i 940 euro al mese totali grazie alle ripetizioni ai liceali, alle correzioni di bozze e alle collaborazioni part-time: meglio restare quello che si è – o almeno si crede di essere – e non cadere nelle grinfie del “Sistema“.

Palcoscenico è una Milano che conosco, molto vicina a casa: il campetto da basket di via Dezza dove con una partita “al 21″ si risolvono i conflitti casalinghi con il co-inquilino, il passaggio pedonale sopra la ferrovia di Porta Genova di ritorno dal cinema dove lavora quest’ultimo.

Ma palcoscenico in fondo è la stessa precarietà, che qui non è quella angosciante di “Tutta la vita davanti”, e nemmeno quella tragica di “In questo mondo libero” di Ken Loach. Nel film di Massimo Venier è il caos a governare le vite dei protagonisti. Fin dal prologo: a Matteo il capo prospetta il mancato rinnovo del contratto, e invece è proprio il capo a saltare, di punto in bianco. Lo stesso protagonista descrive la sua vita come quella di un personaggio minore in “un videogioco non tanto bello, dove quello che faccio lo decide un altro”. Ma quando arriva il momento di decidere tra far carriera nell’odiato marketing o seguire le proprie inclinazioni, se tutto è caos, la scelta vien fin troppo facile. Applausi scontati. Come i 1000 euro. Perché se è vero che i sogni non hanno prezzo, nessuno è obbligato a stipendiarti per averli. E infatti non succede.

Testamento biologico, diritti, qualcosa su cui riflettere

Ma certo, ovviamente spero davvero che a me, e così a tutti voi, miei tredici fedelissimi lettori quotidiani, una buona legge sul testamento biologico non serva mai… e però…

Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen; ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen; ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert; ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich geschwiegen; ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten, gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

Quanta amarezza…

La limpida dignità (e la Casa delle Gentili Concessioni)

Vorrei dirvi che sono felice dell’ultima, ennesima prova di indipendenza dalla politica che la magistratura ha dimostrato ieri. Vorrei dirvi che la sentenza del della Lombardia sul caso di mi ha reso un po’ meno triste di vivere in questa . Ma la verità è che non sono felice, e nemmeno un po’ meno triste.

Sono arrabbiato perché penso che l’elezione a Presidente di una Regione, o la nomina a della Repubblica, non dovrebbero essere licenze che ti abilitano a sostenere qualsiasi argomentazione senza contraddittorio. Invece in questo Paese non c’è un giornalista che, intervistando o , non gli faccia notare che è colpa della politica se sono i tribunali a dover prendere certe decisioni.

Io capisco la volontà di immobilismo dei sulla questione. In fondo, loro non rispondono che al Signore, e al Suo più alto rappresentante in Terra. Ma se la politica non si è mai preoccupata di regolamentare la materia, ora non può ricordare, come fa Formigoni, che “le leggi le fa il su delega del popolo”. E se non le fa? Non esistono diritti se non riconosciuti da apposita normativa? E questa sarebbe la ? Ribattezziamola pure “Casa delle Gentili Concessioni”, anche se, lo riconosco, la sigla sarebbe un po’ più impronunciabile. Non è questo il centrodestra che l’Italia si merita, non è questa banda di bigotti il che vorrei votare in alternativa al .

La verità è che a loro, abituati al sotterfugio, fa paura la limpida dignità di , che lotta alla luce del sole per veder riconosciuto alla figlia un diritto originario, e non derivato da , Regioni, Servizio Sanitario Nazionale o Comitati di , cioè il diritto di determinare autonomamente la propria vita fino alla scelta di non viverla. Fa paura chi come il padre di non si nasconde, chi non vuole dipendere dal favore dell’infermiere o del medico pietoso, chi crede che lo Stato non sia un contenitore che giustifica la spartizione della torta e nient’altro, ma serve invece a garantire i diritti contro gli arbitrii. Se non lo fa lo Stato, finchè c’è un giudice a Berlino, ebbene che giudichi. La politica ha avuto, e ha sempre, l’occasione di prendersi le sue responsabilità. Lasciamo pure che si mangino le mani.

Music and lyrics by

[...]
Is there anything different these days?
The light in her eyes goes out,
I never had light in my eyes anyways…
Maybe things are, maybe maybe maybe
maybe things are, maybe maybe maybe maybe things are different,
maybe things are different these days [...]
(Counting Crows – Chelsea)

[...]
And I’m going down to Hollywood:
they’re gonna make a movie from the things
that they find crawling round my brain [...]
(Counting Crows – I wish I was a girl)

Critico

Sono un fan di . Ho letto alcuni suoi libri (non tutti), lo seguo spesso in tv, e infatti ho seguito tutta l’intervista da Fazio. Sono fan suo, e di Daniele Luttazzi, e dei Guzzanti. Mi piacciono le voci critiche, e odio il consociativismo strisciante del potere che legittima se stesso.

Renato Schifani non mi piace. Come disse Luttazzi, sembra una di quelle cose nere che escono da sotto un sasso quando gli tiri un calcio. Odiavo il suo ruolo di portavoce di , e anche il modo di interpretare il suo ruolo, quel suo ripetere la velina del centrodestra, una nenia sempre uguale in tutti i tg – “la criminalità avanza”, “le tasse strangolano il Paese”. Fastidio fisico.

Epperò, non si può dire che Schifani era socio di due mafiosi, tralasciando distrattamente il fatto che la condanna, l’accertamento della delinquenza sia giunta 18 anni dopo la frequentazione. E dico di più: non si può appendere un uomo alle sue amicizie, neppure nella martoriata Sicilia, neppure se sono mafiose. Bisogna rimanere vigili, e magari, come fanno Travaglio, Gomez, , servire “caffè” perché tutti rimangano svegli; ma non si può gridare perennemente al lupo, perchè persino le coscienze più attente piano piano si stancano. Mi torna in mente la frase di Nanni Moretti a Jasmine Trinca ne “Il Caimano”: si è già detto tutto di , il Paese conosce Berlusconi (e Schifani, e Previti, e Dell’Utri). Se lo vota, non lo fa certo perchè gli si è nascosta la verità. Nella migliore delle ipotesi, lo vota nonostante lo conosca, perché ritiene che le sue colpe siano inferiori ai meriti, oppure inferiori a quelle della sua controparte. Nella peggiore (e più frequente), lo vota perché vorrebbe essere come lui. In ogni caso, non lo vota certo per ignoranza.

Non sono diventato conciliante, e non me ne frega niente se, come sento dire ora, l’attacco di ieri è di ostacolo al dialogo tra e , anche perché temo che il punto di incontro tra PDL e PD, la sintesi possibile tra Berlusconi e la sua copia (relativamente) giovane, possa essere solo il mantenimento dell’esistente. Tipo i 300 milioni di euro tolti alla ricerca scientifica per mantenere in vita Alitalia: preferisco la rissa, se questo è il risultato del dialogo. Non sono le conseguenze dell’attacco a preoccuparmi, ma è proprio l’attacco a non convincermi. C’erano tante cose da dire, e Travaglio ha scelto quella sbagliata. Peccato, speriamo solo ci sia un’altra volta per correggersi. Perché di voci critiche c’è sempre bisogno, anche se Schifani-presidente-del-Senato insegna che paga di più leggere le veline: un altro esempio di meritocrazia all’italiana.

Tutto è powered by Goooooogle…

…anche l’ultimo progetto al quale sto lavorando (e di cui, appena troverò il tempo, scriverò qualcosa sul blog).
Ma vi siete mai chiesti cos’è che fa funzionare Google? Ecco una possibile risposta…

Phishing: ero a pesca di polli (e non lo sapevo)

Avete presente quelle simpatiche mail che vi dicono “controllo della password del tuo conto online” e vi invitano a cliccare su un link che porta a una pagina simile (o in certi casi proprio uguale) a quella della vostra banca? Ecco, potrebbe esservene arrivata una che portava a un mio server!

La tecnica si chiama ““, variante di “fishing” che letteralmente significa “pescare“: andare a pesca di polli che non notino che l’indirizzo sul quale sono finiti è una cosa del tipo “www.bancoposta.it.altrodominio.it” e inseriscano la propria password in una pagina di questo sito criminale. Naturalmente, grazie alla conoscenza della password, il conto sarà rapidamente svuotato dai galantuomini che hanno organizzato il raggiro.

Tutti ne sono vittime “passive”, ma la soluzione è semplice: basta non cliccare sul link contenuto nella mail.
Io, da oggi, posso dire di essere stato vittima “attiva”. Si è trattato di un attacco a uno dei miei server (per i tecnici, la procedura è stata quella di modificare un record sul mio in modo che un finto sottodominio puntasse verso un server diverso). Quanto all’autore, so solo che è stato un russo (la famosa mafia russa le cui tecniche di e phishing sono state narrate anche nell’episodio 22 della seconda stagione della serie TV “” dei fratelli Scott) a sferrare l’attacco.

Il risultato? L’indirizzo IP del mio server è blacklisted su un noto servizio anti-spam (usato anche da molti provider italiani) e quindi mi sarà impossibile inviare posta per un giorno o due. Inoltre ho passato un sabato sera alla ricerca di informazioni su come proteggermi in futuro. In compenso, avrò un buon argomento di conversazione per un mese o due: per qualche ora sono stato un criminale involontario… ;-)

[UPDATE: sono ancora sotto attacco, come la gentilissima Polizia Postale di Bari mi ha appena fatto notare con una telefonata sul cellulare. Le tecniche, oltretutto, si fanno sempre più raffinate (ora il bas****o ha anche modificato il file del record del BIND in modo che non possa essere riscritto nemmeno da root). Uff, che fatica vivere in questo (tecnologico) mondo di ladri... ]

Per chi suona la campana

Sapete cos’è “Il Campanile”? E’ il quotidiano dell’UDEUR, il partito di cui è segretario Clemente Mastella. Perchè me ne interesso?

Breve riassunto: fonda un nuovo partito a Milano in piazza San Babila, durante un comizio, in diretta dal predellino della sua Mercedes blindata, aprendo alla società civile (in realtà, sperando di fregare voti agli alleati più riottosi, AN e UDC). Con ciò annunciando lo scioglimento di Forza Italia:

“‘ – ha aggiunto – si scioglierà dentro questa nuova formazione.”

(Siccome citare il Cavaliere è sempre un esercizio rischioso, questa è un’ANSA del 18 novembre).

Qualche ora fa, la retromarcia:

“Io non avevo detto che avremmo sciolto Forza Italia. Me lo avevano chiesto e io avevo risposto: forse, potrebbe anche essere”

Idem: ANSA del 28 novembre.

Tornando al Campanile, stamani esce con un titolo che riassume tutto in cinque parole: “Berlusconi cambia idea. Ma va?

Take the best, and forget the rest.

La menzogna e l’arroganza del potere

Ho fatto passare più di 24 ore prima di lasciare che il fiume di pensieri, che mi ha attraversato la mente dopo l’uccisione di , riempisse questo post. Ma ho fatto male.

C’è una sorta di ostinazione perversa nel negare la realtà. Basta leggere l’agenzia ANSA:

Scontri tra tifosi su A1, 1 morto – Raggiunto da colpo di pistola, non chiara la dinamica – (ANSA) – AREZZO, 11 NOV – Una persona e’ morta dopo uno scontro tra tifosi in un’area di servizio lungo l’A1, nel territorio di Arezzo. Secondo le prime informazioni la vittima sarebbe un tifoso laziale. Non e’ ancora chiara la dinamica di quanto accaduto. Secondo quanto emerso la vittima sarebbe stata raggiunta da un colpo di pistola. Tutto e’ avvenuto nell’area di servizio di Badia al Pino dove si sarebbero scontrati tifosi della Lazio e della Juventus. E’ intervenuta la polizia.

Di due medici che si litigano un parcheggio in centro scriverebbero mai “rissa tra medici”?

La devastazione di Roma e Milano, gli assalti alle stazioni di polizia compiuti dagli domenica pomeriggio, la follia delle violenze agli operatori dell’informazione non sono “terrorismo“, l’aggravante contestata dalla procura ai facinorosi arrestati ieri. E’ invece ribellione a chi, nella migliore delle ipotesi, vede il mondo da dietro un paio di lenti inspessite dal pregiudizio; nella peggiore, tenta di far indossare quegli stessi occhiali al popolo frescone.

Chi mi conosce, conosce anche la mia moderazione. Ma moderazione non significa tacere la verità. Soltanto una cattiva coscienza può fingere di ignorare che l’ semplicemente interpreta in maniera rozza e violenta un sentimento comune della gente: l’esasperazione verso chi detiene la forza e, con il simulacro della legge, amministra la giustizia con la prepotenza.

La gente è stufa. E’ stufa dell’Italia in cui si può pagare un giudice e comprare una sentenza, andare in Senato da ministro in carica a dire che era solo evasione fiscale, stare in Parlamento altri dieci anni, e non fare un giorno di prigione. E’ stufa di sentirsi raccontare che quella sentenza fu comprata con i soldi di qualcuno che non ne sapeva niente e non ne ha guadagnato nulla. E’ stufa delle stragi senza mandanti né esecutori, stufa degli indulti per i colletti bianchi. Stufa di essere presa per stupida.

E soprattutto, è stufa dell’Italia in cui le cose non cambiano mai. Nel 1971, la Corte di Cassazione condannò a 2 anni e a 10 mesi di carcere rispettivamente, i due ingegneri ritenuti responsabili dell’ di – ops – 2000 (duemila) persone, assolvendo un’altra decina di accusati (ovvero, naturalmente, i “pezzi grossi” della SADE, la Società costruttrice della diga del Vajont).
Omicidio colposo è l’accusa contestata a un poliziotto che spara da un autogrill a quello opposto, ad altezza d’uomo. Non importa la gravità, non importa il gesto, quel che importa è la categoria: il potere santifica e assolve se stesso..
che incendia i cassonetti? Terrorista.
? “Colpevole” solo di un , l’errore di mira tra lo sparare in aria, o a un finestrino di un’auto ferma.
Ingegnere? “Colpevole” di non aver sgomberato il paese, ma non di aver scavato troppo la montagna e ucciso per avidità: basta un’oretta di carcere a cadavere, se la categoria è quella giusta.

La gente è stufa dell’arroganza del potere, a qualsiasi livello. Il questore che convoca una conferenza stampa negando ai giornalisti la facoltà di porre domande è solo un ennesimo esempio di stupida arroganza del potere. Ma il potere non vede, reso miope dalla propria arroganza. Incita i benpensanti allo sdegno verso i teppisti, senza capire che a furia di mentire, sempre più gente si sente teppista, pur di non essere come il potente arrogante.