Critico
Sono un fan di Marco Travaglio. Ho letto alcuni suoi libri (non tutti), lo seguo spesso in tv, e infatti ho seguito tutta l’intervista da Fazio. Sono fan suo, e di Daniele Luttazzi, e dei Guzzanti. Mi piacciono le voci critiche, e odio il consociativismo strisciante del potere che legittima se stesso.
Schifani non mi piace. Come disse Luttazzi, sembra una di quelle cose nere che escono da sotto un sasso quando gli tiri un calcio. Odiavo il suo ruolo di portavoce di Forza Italia, e anche il modo di interpretare il suo ruolo, quel suo ripetere la velina del centrodestra, una nenia sempre uguale in tutti i tg - “la criminalità avanza”, “le tasse strangolano il Paese”. Fastidio fisico.
Epperò, non si può dire che Schifani era socio di due mafiosi, tralasciando distrattamente il fatto che la condanna, l’accertamento della delinquenza sia giunta 18 anni dopo la frequentazione. E dico di più: non si può appendere un uomo alle sue amicizie, neppure nella martoriata Sicilia, neppure se sono mafiose. Bisogna rimanere vigili, e magari, come fanno Travaglio, Gomez, Lirio Abbate, servire “caffè” perché tutti rimangano svegli; ma non si può gridare perennemente al lupo, perchè persino le coscienze più attente piano piano si stancano. Mi torna in mente la frase di Nanni Moretti a Jasmine Trinca ne “Il Caimano”: si è già detto tutto di Berlusconi, il Paese conosce Berlusconi (e Schifani, e Previti, e Dell’Utri). Se lo vota, non lo fa certo perchè gli si è nascosta la verità. Nella migliore delle ipotesi, lo vota nonostante lo conosca, perché ritiene che le sue colpe siano inferiori ai meriti, oppure inferiori a quelle della sua controparte. Nella peggiore (e più frequente), lo vota perché vorrebbe essere come lui. In ogni caso, non lo vota certo per ignoranza.
Non sono diventato conciliante, e non me ne frega niente se, come sento dire ora, l’attacco di ieri è di ostacolo al dialogo tra centrodestra e centrosinistra, anche perché temo che il punto di incontro tra PDL e PD, la sintesi possibile tra Berlusconi e la sua copia (relativamente) giovane, possa essere solo il mantenimento dell’esistente. Tipo i 300 milioni di euro tolti alla ricerca scientifica per mantenere in vita Alitalia: preferisco la rissa, se questo è il risultato del dialogo. Non sono le conseguenze dell’attacco a preoccuparmi, ma è proprio l’attacco a non convincermi. C’erano tante cose da dire, e Travaglio ha scelto quella sbagliata. Peccato, speriamo solo ci sia un’altra volta per correggersi. Perché di voci critiche c’è sempre bisogno, anche se Schifani-presidente-del-Senato insegna che paga di più leggere le veline: un altro esempio di meritocrazia all’italiana.
