Cogito, ergo sum
A leggere l’intervista al presidente del Comitato Centrale dell’Ordine dei Medici pubblicata oggi dal Corriere della Sera, dottor Amedeo Bianco, vien da pensare che il corto circuito più importante non sia quello lessicale da lui denunciato (”eutanasia dovrebbe essere accompagnamento verso la fine, non interruzione della vita”), bensì uno assai più profondo: la tua vita non è tua, sei come uno schiavo, perchè come uno schiavo la tua vita dipende da decisioni altrui.
Dice sempre Bianco che non se la sentirebbe di staccare la spina a un uomo così lucido come Piegiorgio Welby. Il che come obiezione è francamente imbarazzante per la logica di chi l’ha pensata. Se sono “così lucido”, come Welby, e come prima di lui Luca Coscioni, perchè non posso decidere sulla mia vita? A chi spetta il diritto di vivere, a tutti, o a tutti coloro che vogliono vivere? Posso vivere una vita che non voglio, solo perchè deciso da altri? Cogito, ergo non ho diritto di morire. Ma se non fossi lucido, mi direbbero che non posso decidere della mia vita. In nessun caso posso, dunque. Ci pensa il medico.
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