Il partito della spesa
Franco Giordano, due giorni fa:
“No, non è questa la politica dell’Unione, non è questa la politica di Rifondazione comunista. Le pensioni le abbiamo tenute fuori dalla legge finanziaria, perché non è materia da cui far cassa. Ciò vale per l’oggi e vale per il domani. Su questa materia la partita si riapre dall’aumento delle pensioni minime, [...] e dall’abbattimento di quel famoso scalone [...] che crea una disparità inaccettabile tra lavoratori.”
(fonte: il sito di Rifondazione Comunista, che cita a sua volta l’articolo di Liberazione)
Nel caso voleste una traduzione dal politichese all’italiano, significa che finché si tratta di aumentare indiscriminatamente lo stipendio agli Statali, finché si tratta di assumere altri insegnanti in uno dei Paesi OCSE col miglior rapporto insegnanti/studenti, finché insomma si tratta di spendere, Rifondazione comunista ci sta. Quando si tratta di risparmiare, invece, “non è la politica di Rifondazione comunista” (sic).
Nello specifico, a chi interessa se l’INPS perde soldi che non ha? L’importante è aumentare le pensioni minime, in modo che tra un po’ quel minimo non esista più per nessuno. E già che ci siamo, abbattiamo anche lo scalone, perchè se abbiamo pagato e stiamo pagando troppi soldi a qualcuno (troppi perchè il sistema regga e non collassi), mica possiamo negarli a qualcun altro… altrimenti, si crea una “disparità” (piccola) tra sessantacinquenni e sessantatrenni… (importa loro qualcosa della disparità enorme tra sessantatrenni e ventenni? Sembrerebbe di no)
Ieri ho mangiato salmone… dite che il mio oggi si offende se mi accontento di un hamburger? Forse è una disparità inaccettabile…
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