Riforma tu che a me mi scappa da ridere
Dev’essere il nome, che porta con sé eccessive aspettative: come “Ministro per le riforme”, uno si aspetta un innovatore.
Il dicastero l’ha istituito il secondo governo Berlusconi, e l’ha subito affidato a uno che di riforme se ne intende, Umberto Bossi. Uno che si è inventato il culto celtico, guardando al futuro.
Ieri, ci ha pensato il successore, Nicolais, a svuotare di significato una norma di vera innovazione contenuta nell’ultima Legge Finanziaria, che aveva fissato il limite di 272.000 euro annui alle retribuzioni dei dirigenti pubblici esterni e dei consulenti di ministeri e società pubbliche non quotate. Con un’apposita circolare interpretativa, Nicolais prima spiega che non si applica alla Rai, in quanto turba il mercato e la concorrenza; poi che “non riguarda quelle prestazioni di opera professionale in senso tecnico che, oltre a essere caratterizzate dal carattere assolutamente occasionale della prestazione, sono talvolta, altresì, connotate, quanto al compenso, dall’applicazione di tariffe predeterminate nell’ambito dei vari ordinamenti delle professioni (es. incarichi di progettazione, richiesta di pareri legali o attività defensionale in giudizio), sicché la nuova disciplina non riguarda queste ipotesi ed il corrispettivo di questi incarichi rimane regolato dal codice civile e dalla rispettive discipline di settore”.
Quindi in sostanza non si applica. Ora la Rai è di nuovo libera di pagare milioni di euro alle star invitate al Festival di Sanremo per i soliti dieci minuti di apparizione. E i ministeri possono continuare a mortificare le competenze interne e a scialacquare milioni di euro in consulenze esterne non strapagate, ma stra-strapagate, visto che non dovranno nemmeno rispettare il limite dei 272.000 euro.
Forse dovevano chiamarlo “Ministro della ControRiforma“. Avremmo capito meglio.
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